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A Fiumicino ecco l’anfiteatro di Porto, coetaneo e “rivale” del Colosseo

OstiaNews – Per tre secoli ha ospitato spettacoli e comizi, costituendo un unicum nella periferia di Roma, un polo d’attrazione per le località di tutta la costa. Uno spazio che, per grandezza e prestigio, gareggiava con il Colosseo, suo coetaneo.
Sorgeva nella città di Porto, incastonato tra il Palazzo Imperiale, il vecchio bacino di Claudio ed il porto di Traiano, l’anfiteatro più ”ricco” dell’impero romano e forse il più antico. Sarà un convegno allestito presso la ”British School” di via Gramsci, lunedì a illustrarne la storia e mettere in mostra gli ultimi ritrovamenti compiuti nel corso della campagna di scavi condotta dagli archeologi della università inglese di Southampton e della Soprintendenza di Ostia.

«Siamo riusciti a provare che il Colosseo di Porto era già costruito e funzionante prima dell’avvento di Traiano» segnala Angelo Pellegrino, Direttore dell’Area Archeologica di Ostia e Porto, tra i relatori del workshop. L’affermazione ha un valore non solo storico ma anche simbolico. Traiano fu imperatore dal 98 al 117 dopo Cristo e fece realizzare dal 100 al 112 il porto a lui intitolato. Ed il Colosseo, realizzato dal 72 all’80 dopo Cristo, era comunque successivo ad un’opera che alla foce del Tevere ha a che fare con l’anfiteatro di Porto ovvero il bacino di Claudio, iniziato nel 42.

«L’anfiteatro – sottolinea in un’intervista a Heritage-key il professor Simon Keay , uno dei maggiori esperti mondiali di archeologia romana e direttore del Progetto Portus – si trova adiacente ad un edificio molto importante noto come il Palazzo imperiale. Questo edificio fu costruito da Traiano come parte del suo ampliamento del porto di Claudio al quale ha aggiunto il nuovo bacino esagonale, circa 32 ettari di estensione. Il Palazzo Imperiale si trova tra i due grandi bacini del porto». La deduzione, dunque, è che l’anfiteatro esistesse molto prima del porto esagonale. Quindi fosse contemporaneo del Colosseo.

Le fondamenta dell’anfiteatro, riportate alla luce sotto due metri di sabbia, indicano che le sue dimensioni erano ovali, di 42 metri per 38. «Anche se non ne sappiamo l’altezza originaria ed il numero di scalinate – prosegue Keay – non si direbbe fosse stata una costruzione massiccia e questo ci fa pensare che, a differenza di molti altri anfiteatri, non fosse edificata in modo tale da essere visto da lontano». L’anfiteatro è connesso al Palazzo Imperiale e nel terzo secolo è stato assegnato a un uomo conosciuto come il ”procuratore di entrambi i bacini”, procuratore Portus utriusque.

La conferenza di dopodomani fornirà anche una chiave di lettura sui diversi impieghi del Colosseo del litorale . Tra le possibilità considerate dagli studiosi, oltre a quella classica dell’arena di combattimenti tra gladiatori e belve, ci sono anche quella di bacino per battaglie navali tra piccole navi (nelle vicinanze ci sono grosse cisterne di acqua dolce) e luogo di comizio verso le maestranze del porto e la cittadinanza.

Nel corso della campagna di scavo, sono stati innumerevoli i ritrovamenti effettuati dagli archeologici inglesi in sinergia con il personale della Soprintendenza di Ostia. Il reperto più affascinante riguarda una testa di uomo barbuto. «Si pensa -interpreta il professor Keay – che la scultura risalga al secondo o all’inizio del III secolo, ma è meno chiaro cosa raffigura. Potrebbe suggerire sia Ulisse ma è altrettanto possibile si tratti della rappresentazione di uno dei marinai greci che lo ha accompagnato nei suoi viaggi».

Il sito originariamente fu indicato dall’archeologo Rodolfo Lanciani nel 1860 ma è anche grazie all’intervento dell’università inglese di Southampton, presente con i suoi studiosi da una decina d’anni, ad aver dato nuove scoperte e interpretazioni. Così, nel convegno presso la British School, lunedì verranno illustrate le ”opere d’arte” venute alla luce dagli scavi nel Palazzo Imperiale: le preziose ceramiche, le originali anfore africane, i marmi rarissimi.

Il workshop sarà anche l’occasione per presentare recenti rinvenimenti archeologici nel suburbio di Ostia Antica, aggiornare la comunità scientifica sul sito archeologico del Nuovo Mercato di Testaccio e fare parallelismi tra Porto e Pozzuoli attraverso gli appunti sulla topografia della colonia del 194 a.C. alla luce dei nuovi scavi archeologici del Rione Terra.

Fonte notizia Il Messaggero

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