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A Ostia Antica arrivano i Momix. La girandola acrobatica dei corpi-ombra

OstiaNews – Preparatevi a un’overdose di creature fluttuanti, a visioni oniriche o calligraficamente concitate, a silhouette di parallelepipedi umani, a paesaggi di meduse che sobbalzano e si dissolvono, a corpi-ombra in fosforescenza di cui risaltano solo atlanti di un’anatomia sensuale o fiabesca. Disponetevi a guizzi di illuminotecniche con riverberi atletici o da danza del Bauhaus, a balli sperimentali e ammiccanti da caleidoscopio impazzito, a sedute di ipnosi ottica a base di coreografie pop e ondulazioni scientifiche. Acconsentitevi di entrare in scenari di movimenti al computer, di inquietanti morbidezze, di origami con incastri fauneschi, di gallerie del vento con traumi gravitazionali e sensoriali non catalogati. Se siete inclini per natura o insaziabilità a tutte queste perdite di equilibrio spettacolari, se vi va di assistere a un altrove, e se volete che qualcuno ritagli per voi un universo privo di punti cardinali e di traffici quotidiani del gesto, allora correte subito a prenotarvi una summa artistica, il “best of” dei Momix, lo show tattile e intellettuale che s’intitola Momix Remix, un florilegio di brani di più opere con cui questa storica compagnia festeggia i suoi 30 anni d’esistenza funambolesca, un trasversale biglietto da visita di quel mago (professore di letteratura inglese, ex campione di sci nel Vermont) che è Moses Pendleton, un appuntamento-clou che da noi s’annuncia domenica 4 e lunedì 5 al Teatro Romano di Ostia Antica nel quadro di Cosmophonies.

Ai cultori, ma anche ai sempre immancabili nuovi scopritori dei Momix, forniamo una mappa dei contenuti di questa sorta di galleria internazionale d’arte moderna che si sviluppa come una staffetta di poetiche, di idee dinamiche, di fantasismi a orologeria, di attrattive (d’epoca, di tendenze, di fasi monografiche). Potrete misurarvi con estratti da Passion del 1992 (dove subentrò la tecnologia video) o da Baseball del 1994, con frammenti topici da Opus Cactus del 2001 (opera fumetto con danzatori trasformati in giganteschi insetti del deserto), o da Sun Flower Moon del 2005 (con fantasmagoria di effetti bidimensionali), o con scene d’insieme dal più recente Bothanica (che è un monitoraggio elaboratissimo della natura, della flora, delle quattro stagioni). Perché Momix? Semplice: “Mo” sta per Moses (Pendleton), e “mix” sta per mescolanza. Un marchio che dice tutto, senza trucchi, senza miraggi.

Fonte notizia Repubblica

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