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Acqua, Legambiente contro privatizzazioni

Con la consegna di oggi alla Corte di Cassazione di oltre un milione e 400 mila firme per i tre quesiti referendari contro la privatizzazione dell’acqua si chiude una prima importantissima fase di mobilitazione, che ha visto una bellissima partecipazione popolare. Legambiente nel Lazio ha raccolto da sola in questi tre mesi oltre 6.000 firme, alle quali se ne aggiungono almeno altrettante raccolte in occasioni condivise con altre associazioni del vasto Comitato promotore. Ora l’obiettivo è quello di tenere alta l’attenzione sulla difesa dell’acqua pubblica, ribadendo che si tratta di un bene di tutti e non di una merce da cui trarre profitto, sino al momento del voto nella primavera dell’anno prossimo”. È quanto afferma in una nota Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio.

Parlati ricorda le “fallimentari conseguenze della già sperimentata gestione privata del servizio idrico nel Lazio, in situazioni dove per altro la maggioranza è rimasta pubblica ma nelle quali hanno finito sempre per prevalere le logiche della ricerca di profitto”. Il risultato? Scarsi o nulli miglioramenti della qualità della risorsa e del servizio, piani e progetti continuamente disattesi o rimandati nel tempo, aumenti vertiginosi delle tariffe e sospensione dell’erogazione.  A Frosinone, l’arrivo di Acea Ato 5 non ha risolto la mancanza di acqua a Sora e nella Valle del Liri, né la pessima qualità della depurazione. In provincia di Latina, con la multinazionale francese Veolia coinvolta nella gestione dell’acqua, i costi per i cittadini sono aumentati anche del 300%. A Roma ora si profila la privatizzazione di Acea, con la maggioranza del Consiglio comunale capitolino che, senza attendere le scadenze del Decreto Ronchi, ha già approvato una mozione che prevede in sostanza la cessione del 21% delle quote comunali della società.

In generale sono disastrosi i dati sul servizio idrico, con perdite di rete che rimangono al 55% a Latina, al 54% a Rieti, al 48% a Frosinone e al 25% a Roma, mentre i consumi hanno sfondato i 236 litri per abitante al giorno nella Capitale, i 226 a Viterbo e i 164 a Rieti (“Ecosistema urbano”). Il 21% degli scarichi civili non è allacciato alle fogne, mentre il 29,5% non è sottoposto a depurazione. Debole infine il controllo pubblico: le conferenze delle Province e dei sindaci spesso si sono limitate ad approvare i bilanci piuttosto che a compiere azione di verifica; non sono state istituite tutte le consulte dei cittadini; il garante regionale del servizio ha lavorato bene ma è stato messo in condizione di incidere poco.

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