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Balneari a lezione di turismo dal Cav

I bagnanti snobbano Ostia e Fregene. Papagni & C. a scuola ad Antigua. Quaranta imprenditori studieranno i villaggi off shore dei Caraibi. Nel gruppo anche gli assessori Bordoni e Zappalà. Chi paga?

Ai romani non piace più Ostia. Bagnanti in calo del quindici per cento sulla spiaggia di Roma e del trentacinque per cento a Fregene. E così i gestori degli stabilimenti balneari andranno a scuola ad Antigua, l’isola incantata dove Silvio Berlusconi ama fare il turista. L’8 dicembre prossimo quaranta imprenditori del mare voleranno nelle Piccole Antille, perle incontaminate nell’azzurro dei Caraibi che tutto hanno puntato sull’accoglienza ai visitatori stranieri. Antigua, dove il Premier ha preso casa, e Anguilla, protettorati britannici nell’ambito del Commonwalth.

E Saint Martin, isolotto di appena 88 chilometri quadrati diviso a metà tra Francia e Olanda. «Qui del turismo hanno fatto sistema, hanno creato infrastrutture a servizio dei visitatori che, di conseguenza, hanno migliorato la qualità della vita dei residenti, favorendo lo sviluppo economico», spiega Renato Papagna, presidente di Assobalneari e promotore del singolare viaggio studio che coinvolgerà imprenditori balneari di Lazio, Abruzzo, Campania e Puglia. «In Italia le iniziative turistiche sono lasciate ai privati: apri un albergo là, metti uno stabilimento lì. Ognuno fa come gli pare, senza programmazione, senza garantire standard e chi cerca la qualità si ritrova le istituzioni che gli sbattono la porta in faccia». «È il sistema, l’insieme che conta, non la bellezza o la ricchezza di un determinato impianto – sottolinea Papagni – Strade, porti, aeroporti, ristoranti, servizi sanitari, sicurezza devono essere una realtà integrata che invogli il turista a venire». E per far capire cosa s’ha da fare agli ostici amministratori pubblici Assobalneari si porterà nelle Antille l’assessore al Turismo della Regione Lazio Stefano Zappalà e quello al Litorale di Roma Capitale Davide Bordoni. «L’unica cosa che l’Italia è stata capace di fare è quella di genuflettersi di fronte alla Comunità Europea e di mandare all’asta, a partire dal primo gennaio 2016, le licenze per gli stabilimenti balneari», protesta il Sib, che ha già raccolto 500mila firme per chiedere al Governo di cancellare la messa all’incanto delle concessioni demaniali.

«A Fregene a ottobre chiuderà pure il pronto soccorso», s’arrabbia Emma Pascali, presidente del Sib Fiumicino. «I bagnanti, poi, hanno una sola strada per arrivare e ore in coda sotto il sole da affrontare prima di raggiungere il mare. La bretelle di collegamento con l’Aurelia? Manco a parlarne! E pensare che il progetto è pronto dal 1930. Poche, pochissime infrastrutture e il Comune non fa niente, neppure la raccolta differenziata dell’immondizia. È ovvio che i visitatori sono scesi di oltre il trenta per cento rispetto alla scorsa estate nonostante ad agosto sole e caldo non sono mai mancati». Nel Lazio hanno perso appeal pure Santa Marinella, Santa Severa e Tarquinia. Hanno, invece, guadagnato (dal 5 al 15 per cento di bagnanti) Sabaudia, Sperlonga e il Circeo. Perché, nel loro piccolo, hanno cercato di «fare sistema». Con le «sorelle» Gaeta, Terracina, Fondi, Formia, Minturno e Latina hanno dato vita alla Riviera di Ulisse. Dentro hanno messo anche le isole di Ponza e Ventotene e i turisti sono arrivati.

Fonte notizia Il Tempo

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