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De Rossi sotto tiro

Maroni bacchetta ancora il giallorosso: “Ha detto cose sconcertanti. La cosa che ci ha infastidito è stata l’equivalenza tra i poliziotti e i delinquenti che vanno allo stadio per fare violenza”. E il Real torna in pressing.

Non sono giorni facili per Daniele De Rossi. Da una parte le reazioni dure alla sua «sparata» sulla tessera del tifoso, dall’altra le sirene spagnole di mercato che dopo l’arrivo di Mourinho a Madrid diventeranno ancor più rumorose. Il centrocampista della Roma è sotto tiro. Ieri il ministro degli Interni Roberto Maroni è tornato sull’argomento definendo «sconcertanti e inaccettabili» le sue parole pronunciate mercoledì al Sestriere. «Servirebbe anche la tessera del poliziotto» ha detto De Rossi, provocando un caso diplomatico che ha portato giovedì il Viminale a richiamare tre uomini della sicurezza inviati al ritiro azzurro. Le scuse del giocatore non sono bastate.

«Abbiamo voluto dare un segnale alla Nazionale. La cosa che ci ha infastidito – spiega Maroni – è stata l’equivalenza tra i poliziotti e i delinquenti che vanno allo stadio per ammazzare gli altri e per fare violenza». De Rossi non si aspettava di alzare un polverone del genere. È stato rimproverato da Abete e Lippi, ma il ct, come accaduto nei mondiali tedeschi dopo la gomitata e la conseguente squalifica, si è anche schierato in difesa del giocatore. Come Totti, che sul suo blog ha voluto dare «un caloroso abbraccio a Daniele in un momento per lui difficile». Poi c’è la questione legata al futuro. Per la prima volta il centrocampista ha aperto a una possibile cessione, segno che qualche dubbio nella sua testa è affiorato.

De Rossi sa da tempo dell’offerta del Real e ha già deciso che se la Roma dovesse venderlo andrebbe soltanto a Madrid. Nei prossimi giorni, su indicazione di Mourinho, il pressing di Florentino Perez (grazie all’intermediario Bronzetti) si farà più intenso. Il Real sarebbe disposto a offrire un contratto anche al papà del giocatore, Alberto, attuale tecnico della Primavera giallorossa. La Roma, dal canto suo, è pronta a una dura resistenza. La cessione del gioiello di famiglia sarebbe l’unica in grado di garantire una notevole plusvalenza di bilancio, ma anche una mossa impopolare: impossibile farla accettare alla piazza romanista. E allora De Rossi non si tocca. Presto andrà ridiscusso il rinnovo del contratto che scade nel 2012. Il primo incontro di due mesi fa con il procuratore non è andato bene: De Rossi vorrebbe un sostanzioso aumento rispetto all’ingaggio attuale (4,2 milioni netti), la società ha rinviato il discorso. Per accontentarlo serve un altro contratto «alla Totti». Se ne riparlerà dopo il Mondiale.

Fonte notizia Il Tempo

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