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E’ partito il processo contro Ostia Connection, nella speranza che porti lontano

31d056b7a668d052ce81de69c4a46262_XLE’ partito il processo contro Ostia Connection, nella speranza che porti lontano. Mentre il sole fa capolino in questa fredda Roma, i furgoni della penitenziaria arrivano a Piazzale Clodio e scendono al parcheggio.

All’interno solo 6 dei 18 imputati che hanno scelto il rito abbreviato di un processo che ha contorni mitologici, come l’associazione a delinquere di stampo mafioso a Roma. E’ una nuova alba quella che sorge sopra i colli romani oggi, come l’omonima operazione che a Luglio ha portato l’arresto di 51 persone, il gotha del crimine del litorale ostiense. Lo aveva detto il Procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone a margine di un convegno: “A Ostia è stata messa in luce, al momento, una mafia militare. Un primo livello di controllo territoriale che si nutre di traffico di droga e armi, e che si mette in atto attraverso episodi incendiari intimidatori e tentati omicidi”. Mafia, parola sconosciuta fino a poco tempo fa, o per meglio dire, sconosciuta nelle sentenze che hanno preceduto questo processo che si è aperto oggi e che vedrà la fine nel Luglio del nuovo anno.

Giudici zelanti e prefetti distratti, nel corso degli anni hanno negato l’esistenza di organizzazioni mafiose nella Capitale e nei loro Municipi periferici. Oggi, come sempre, si parte con la speranza di chiudere un cerchio ed aprire un nuovo capitolo di un libro che ha già visto, pagine nere della giustizia, ridare la possibilità a questi stessi interpreti di perpetrare nel tempo ogni genere di crimine. Ma si parte in vantaggio questa volta, un due a zero come i boss in carcere in regime di 41 bis: Vincenzo Triassi e Carmine Fasciani. Pezzo da novanta il secondo, perdente il primo. E’ quasi il momento dell’avvio di questo processo che vede il tutto esaurito in aula. Gesti misurati degli avvocati, consci dell’immane lavoro che gli spetta per difendere nomi e volti dalla grana criminale di livello.

Avvocati dai nomi importanti per questo match: Gaetano Pecorella e Mario Girardi per difendere il boss “Don” Carmine Fasciani, l’avvocato Salvatore Sciullo per la figlia Sabrina Fasciani e Giosuè Naso per Fabio Sibio, uno dei luogotenenti del “padrone di Ostia. Ad indossare la toga accusatrice la pm IlariaCalò. Prepara le carte come oliasse una pistola per un duello. L’aria è tesa. Al centro dell’aula una sorta di maxischermo suddiviso per i dodici imputati mancanti, quelli ritenuti più pericolosi. Ore 9.30 si danno fuoco alle polveri ed è subito l’avvocato Naso a muovere l’obiezione circa la mancata presenza di alcuni imputati in aula, non gli basta la presenza in video. La risposta della pm è secca e taglia le gambe a qualsivoglia replica: la pericolosità sociale è tale per cui ogni udienza sarà dai rispettivi penitenziari in cui sono reclusi.

Un Giro d’Italia a sbarre  da Milano a Bari.   Ci sono moltissime persone in aula, rappresentanti di associazioni antimafia, onlus,  istituzioni che si sono costituite parte civili nel procedimento, giornalisti e normali cittadini. Ma non solo. Invisibili e impalpabili ci sono i volti di chi ha combattuto questa parte del mondo, quella oscura. Uomini e donne che hanno sacrificato pezzi di vita, famiglia, carriera, salute, identità, libertà. Sono uomini e donne che per un motivo o per l’altro non possono essere presenti ma, sono le fondamenta del processo stesso. Un processo che può aprire un varco in decenni di omicidi, estorsioni, usura, corruzione, scandali e connivenze con colletti bianchi dell’imprenditoria,della politica e forse oltre. Vogliamo pensare che quei volti potranno un giorno essere presenti per godere del loro sacrificio, del loro essere stati coraggiosamente in prima fila, anche quando sembrava che tutto fosse un bluff. Con armi vere o con la penna, oggi questi volti riscrivono indirettamente la storia di una Ostia Connection che, dal 21 Gennaio nell’aula bunker di Rebibbia,  deve vedere solo il tramonto.

Fonte notizia www.nottecriminale.it

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