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Ex colonia Vittorio Emanuele, un po’ di chiarezza

colonia_vittorio_emanueleDa tempo è vivo il dibattito sulla destinazione d’uso dell’ex colonia Vittorio Emanuele ed in particolare, in questi ultimi mesi, sui lavori di ristrutturazione di una porzione dell’edificio. Vorrei soffermarmi su questo ultimo aspetto ritornando, successivamente, sugli aspetti più generali e quindi su un progetto globale che non può prescindere dal carattere di funzione pubblica e sociale che la struttura deve mantenere.

La delibera di Giunta comunale, la n. 22 del 31 gennaio 2007, dava inizio all’iter amministrativo per la ristrutturazione di una parte non precisata dell’edificio. Nella delibera stessa non si fa riferimento ad alcun progetto condiviso -nè a livello comunale, nè a livello municipale- e la stessa, nel dispositivo attuativo, recita:

“LA GIUNTA COMUNALE delibera, per i motivi suesposti:

di approvare il progetto definitivo per l’appalto integrato relativo ai lavori di recupero ed adeguamento funzionale di una porzione dell’ex colonia marina Vittorio Emanuele III in lungomare Paolo Toscanelli – Ostia Lido – Municipio XIII – da destinarsi ad attività culturali, polo dell’infanzia e adolescenza, laboratori informatici, nonché di completamento dell’ostello della gioventù già esistente (Opere n.: 062501-0001 060258- 0001-0002-0003), per una spesa complessiva di Euro 3.000.000,00 (finanziata per Euro 900.000,00, con fondi della Regione Lazio e, per Euro 2.100.000,00, con linea di credito), suddivisa come indicato nelle premesse”.

F.to Sindaco Veltroni.

Gli interventi di ristrutturazione sono operati sotto la giurisdizione (finanziaria e tecnica) ed il controllo del dipartimento ai LLPP del Comune e così come comunicatoci dal direttore dei lavori e dal responsabile della ditta che li esegue, hanno subìto rallentamenti a causa di problemi sorti con la Sovrintendenza e dalla necessità di aderire a determinate prescrizioni di legge. Si deve tenere conto che le risorse reali a disposizione per i lavori non sono quelle stanziate ma si aggirano, così come è stato detto dagli uffici dipartimentali, intorno al milione e trecentomila euro. La Giunta municipale ha ritenuto di fare eseguire la ristrutturazione – oltre che all’ostello e agli interventi prescritti- nel piano c.d. seminterrato ( 1.200 mq) da destinare ai giovani ed inserendovi doverosamente quanto indicato della delibera della Giunta comunale. Questa decisione fu assunta nella previsione, al tempo abbastanza concreta, di allocarvi l’università. Come tutti sanno poi il governo assunse la decisione- per motivi di bilancio- di non delocalizzare le sedi universitarie e quindi andò a sfumare la possibilità. Le porzioni dell’edificio non attualmente sottoposte a ristrutturazione, alcune libere e alcune abusivamente occupate, dovranno essere oggetto di ulteriori interventi ed il tutto -secondo me- dovrà avvenire all’interno di un quadro d’assieme di cui spesso si è parlato senza però giungere a definizioni precise. E’ evidente che per tali interventi si dovranno trovare le adeguate risorse. Sull’uso delle parti rimanenti ci sono diverse opzioni e tra queste la necessità di reperire spazi per alcuni uffici municipali e di tagliare la spesa di 1.200.000 euro che l’amministrazione paga ogni anno per l’affitto della caserma della Polizia Locale.

Nel recente e recentissimo passato c’è stato chi voleva farne un centro di accoglienza per senza dimora e questa idea ha avuto come conseguenza una occupazione illegale; altri avevano ventilato di volerci fare un casinò senza per altro conoscere la legge che non lo consente: insomma idee stravaganti e disorganiche che non hanno contribuito a superare -almeno a livello progettuale- la frammentarietà delle diverse iniziative.

Ritengo che l’ex colonia, al cui interno già si svolgono iniziative e servizi “sociali”, debba conciliarsi con l’obiettivo di creare un grande SPAZIO PUBBLICO DELLA COMUNITA’ e per fare questo ci vuole un forte impegno di tutti, insieme alle istituzioni ( Municipio e Roma Capitale) per recuperarla nella sua interezza, senza penalizzare quanto legalmente già esiste. La presenza di Caritas e Comunità di S. Egidio è significativa del percorso di apertura al territorio, così come la biblioteca, l’ostello, il teatro, il centro anziani ed il luogo di culto per i mussulmani.

Sarà importante, penso, non strumentalizzare, tirando da una parte o dall’altra, e quindi verso interessi privatistici (o di associazioni o di realtà economiche), la destinazione dell’edificio.

Fonte notizia di Lodovico Pace

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