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Gravi problemi fra l'Enasarco e gli inquilini di quelle case che la Fondazione vuole vendere in primis agli stessi affittuari. Questi hanno iniziato a raggrupparsi in comitati (Ostia, Ostiense, via Pigafetta e altri) per chiedere che a loro non si applichi un prezzo di vendita «di mercato» e di non essere trattati diversamente da coloro che hanno acquistato case da enti pubblici come Inps e Inail.

Figli di un ente minore

Case Enasarco Gli inquilini chiedono di poterle comprare con lo stesso trattamento di chi ha acquistato da Inps e Inail.

Gravi problemi fra l’Enasarco e gli inquilini di quelle case che la Fondazione vuole vendere in primis agli stessi affittuari. Questi hanno iniziato a raggrupparsi in comitati (Ostia, Ostiense, via Pigafetta e altri) per chiedere che a loro non si applichi un prezzo di vendita «di mercato» e di non essere trattati diversamente da coloro che hanno acquistato case da enti pubblici come Inps e Inail. «La riduzione del 30% è di norma applicata nella vendita di un appartamento occupato. Nulla di speciale – dice Gianquinto Duranti, residente in un palazzo Enasarco di Ostia – Tale riduzione sarà riassorbita dalle altre spese che i neo-proprietari dovranno sostenere per la manutenzione straordinaria mai fatta dalla Fondazione». Il 22 dicembre gli inquilini hanno incassato l’appoggio dell’VIII commissione parlamentare e parere favorevole della rappresentante del Governo, l’onorevole Laura Ravetto (Pdl), grazie a una mozione che spinge verso condizioni più favorevoli su dismissioni e affitti. Alcuni dei residenti, pensionati e dipendenti con età media 60 anni, non potranno acquistare anche per limiti d’età, troppo avanzata per accendere mutui ragionevoli. A questo si aggiungono i guai che la Fondazione ha con i suoi portieri e addetti alle pulizie impiegati proprio negli stabili da dismettere. Oltre 300 di loro, solo a Roma, rishiano il lavoro. «La Fondazione avrebbe intenzione in pochi giorni di chiudere la trattativa per disfarsi di loro – sottolinea Enzo Caratelli dell’Ugl – Il primo accordo sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil ma non da Ugl e Cisal, prevede un esodo incentivante inadeguato per chi si dimetterà». A portieri e pulitori vengono offerte da un minimo di 16 mensilità lorde da 1.250 euro (lavoratore fino a otto anni di servizio), a un massimo di 24 mensilità (anzianità minima: 21 anni). «Assurdo per i tantissimi con un’età fra i 45 e i 55 anni e che avranno difficoltà a trovare un nuovo lavoro – dice Antonio Castaldi, segretario Cisal portieri e pulitori – Abbiamo chiesto a Comune, Provincia e Regione di intervenire per un’alternativa». Altra ipotesi è quella prospettata dalla Fondazione: portineria e pulizia «esternalizzate». La proposta, non ancora accettata dalle parti, vede portieri e addetti nuovamente assunti da una società terza, un servizio che ai futuri condomini/proprietari potrebbe essere imposto anche per 15 anni.

Fonte notizia il Tempo

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