Home / Ambiente / Il car sharing rende verdi le città
share-it

Il car sharing rende verdi le città

Prendiamo una grande città come Roma, o anche quartieri periferici ad alta urbanizzazione come Ostia; ebbene all’interno di ambiti di questo genere proviamo ad immaginare di “contare” una per una le auto in circolazione. Stando a quelle che sono le statistiche disponibili dovremmo ritrovarci un totale di quasi un veicolo per abitante, con una media che tra le più alte in Europa.

E’ subito evidente a tutti che una tale quantità di veicoli diventa insostenibile specie se rapportata alle strutture urbane delle nostre città italiane, il più delle volte costruite in epoca medievale e quindi non predisposte alla circolazione di centinaia di migliaia auto e moto.

Ora: al numero di veicoli prima contati supponiamo di aggiungerne di “altri”, ma non di veicoli normali, ma di veicoli “speciali”; riuscireste ad immaginare che pur aumentando il numero totale di mezzi si può far diminuire il numero di quelli  effettivamente in circolazione? Sembra impossibile ma in realtà è così, ed è qualcosa che diventa possibile grazie al car sharing.

L’idea è quella di puntare all’utilizzo piuttosto che al consumo e quindi, mettendo a disposizione un certo numero di vetture condivise da migliaia di automobilisti, si fa in modo che ognuno di essi possa spostarsi secondo necessità senza utilizzare un mezzo proprio ma sfruttando quelli condivisi solo per il tempo ad essi necessario.

A Roma esistono già da qualche tempo due soluzioni principali per il car sharing: Car2go ed Enjoy. Si tratta di proposte commerciali molto simili tra loro che hanno un meccanismo comune: mettono a disposizione diverse centinaia di auto sparse per il territorio comunale ed utilizzabili da chiunque abbia aderito al servizio. Ogni utente, tramite una tessera personale, può utilizzare il veicolo pagando solo per i minuti di effettivo utilizzo.

Al di là di quelle che sono le prospettive commerciali di tali nuovi servizi, è interessante analizzare qual è il loro riscontro nel pubblico (anche per comprenderne le possibilità di espansione in futuro) e quello che può essere il loro contribuito all’instaurarsi di stili di mobilità “più verdi” e quindi più sostenibili a livello ambientale ed energetico.

E proprio il fenomeno del car sharing è stato analizzato dal Linear Assicurazioni, la divisione del Gruppo Unipol che si occupa della vendita di polizze online su tutti i principali aggregatori web dove gli utenti possono comparare, tramite pc o smartphone, le polizze offerte da tutte le principali compagnie assicurative italiane

Slider_pagina_idea_new

Linear, tramite il suo Osservatorio auto, è andata ad intervistare un importante campione di automobilisti milanesi chiedendogli quale fosse il loro rapporto con i nuovi servizi del car sharing: ebbene ben 9 milanesi su 10, tra quelli intervistati, si sono dimostrati interessati alle possibilità prospettate da tali servizi mentre addirittura 4 su dieci hanno ammesso di averne già fatto uso, seppure in maniera saltuaria.

È evidente, visto che stratta di un campione di pubblico omogeneo e paragonabile, che facilmente si potrebbe pensare di applicare gli stessi risultati della statistica di Milano ad una città come Roma, e comprendere così quali siano le future prospettive di crescita del car sharing.

Rimane però una considerazione che è quella che riguarda gli impatti (positivi una volta tanto) di questi fenomeni: se la gente rinuncia a circolare con mezzi propri diminuisce il numero totale di veicoli circolanti. Questo significa meno traffico, e quindi meno auto in coda e quindi in definitiva meno immissioni di CO2.

Ma questo significa anche ridurre le problematiche relative all’approvvigionamento di zone sosta e quindi aumenta anche la qualità della vita nelle grandi città, una qualità che spesso fino ad oggi è stata inficiata dai problemi legati al traffico.

Cerca anche

20150316_172824

Marsella (Casapound), giro con i residenti a Dragona tra degrado e insediamenti Rom

“Ieri pomeriggio, accompagnati da alcuni residenti, siamo stati a Dragona per documentare la presenza di …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *