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Investire nella cultura significa investire nel capitale umano

Cultura“In un’epoca di crisi economica ha senso occuparsi, e preoccuparsi, della cultura? Personalmente, ritengo proprio di sì – dichiara Elisabetta Parise, candidata in Consiglio comunale con la Lista Marchini -. Dove ci sono più opportunità culturali, è appena il caso di rammentarlo, migliorano tanto le relazioni sociali quanto la qualità di vita. Investire nella cultura diffusa, qualificare l’offerta culturale (soprattutto, ma non soltanto, nelle periferie) con aperture di biblioteche, cinema, teatri, spazi musicali: tutto questo deve essere visto come un investimento nel capitale umano e non come un costo. Del resto, che la cultura generi ricchezza è un’affermazione difficilmente contestabile. E, comunque, in Italia, l’industria culturale occupatuttora, un milione e mezzo di addetti, producendo il 5% del Pil. Numeri che non possono non avere un significato. Piuttosto, converrà seriamente interrogarsi sul perché, da noi, la cultura “dia da mangiare” meno che altrove. Di sicuro, meno che negli altri Paesi europei. Le ragioni sono molteplici, ma parte della responsabilità è anche delle strutture pubbliche che, a vario titolo, dovrebbero occuparsi di questa materia. Scarsa sensibilità, poca propensione alle sinergie, eccessiva burocratizzazione dei progetti, incapacità di attingere ai fondi europei, che pure ci sono, e non sono poca cosa. E’ assolutamente necessario che una tale tematica sia tenuta ben presente, in tutti i suoi risvolti, dalla prossima amministrazione capitolina. Che – conclude la Parise -, è appena il caso di ricordarlo, gestirà un patrimonio culturale, artistico e paesaggistico di incommensurabile pregio”.

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