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Le mani degli strozzini sulla provincia romana

Ha tra i 26 e i 45 anni, impiegato spesso precario, single e con un diploma di scuola media superiore. Spesso ha difficoltà a pagare l’affito e a mantenere o crearsi una famiglia.

Ed è indebitato. È il ritratto della vittima (non necessariamente un uomo: le donne sono il 50%) degli usurai in provincia di Roma. Una persona che avverte un profondo senso di solitudine, trova difficoltà di accesso al credito tradizionale ed è costretto a cercare soluzioni alternative a quelle legali. È così che le organizzazioni criminali sfruttano gli effetti di una crisi economica che ha finito non solo con lo strangolare le fasce più deboli, ma ha iniziato anche ad attaccare i nuovi poveri: il ceto medio. Il rapporto Codici-Provincia di Roma sull’usura parla chiaro. L’implosione della banda della Magliana – che reinvestiva nella Capitale i proventi di cosa nostra – non ha mutato le dinamiche criminali, con mafia, camorra e ‘ndrangheta (oltre venti le ‘ndrine nel Lazio) che ancora oggi vedono nell’usura un business di sicuro successo, la prima attività delle organizzazioni criminali per giro d’affari. Alle mafie tradizionali si aggiungono oggi quelle nuove: cinesi, nigeriane, albanesi, romene e nomadi che collaborano attivamente con la criminalità italiana. La geografia dell’usura a Roma è ben definita.

«Al Flaminio operano 5 ‘ndrine (Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Speranza e Scriva), a San Basilio la ‘ndrina Sergi-Marando, a Ostia ci sono camorra e cosa nostra, a Ciampino e Centocelle la camorra del clan Senese, i Casamonica all’Appio Tuscolano e ai Castelli Romani e alla Borghesiana il clan Ierino», si legge nel rapporto Codici. Una spartizione del territorio per gestire senza pestarsi i piedi un sistema di riciclaggio e reinvestimento fatto di società finanziarie acquisite proprio attraverso l’usura e il racket, per ripulire i soldi di altre attività illecite come spaccio, prostituzione, smaltimento di rifiuti tossici. Un panorama simile a quello dei tempi della più grande banda criminale romana. Solo più variegato. Una tela tenuta insieme da un patto d’acciaio tra mafie. L’usura in questo quadro è l’investimento principale. Con migliaia di famiglie strozzate. L’indebitamento medio pro capite è di 24 mila euro, contro i 16 mila della media nazionale. La Provincia di Roma, insomma, è considerata quella più esposta al rischio usura, tant’è vero che è stata una delle prime a dotarsi di un assessore con delega specifica, Serena Visintin, e di un numero verde dedicato. La zona della provincia di Roma più colpita dal fenomeno è quella dei Castelli Romani, in particolar modo il Comune di Velletri. Il 40% delle segnalazioni di usura viene dall’hinterland; il 30,46% dai Comuni di Marino, Lariano, Crottaferrata, Genzano, Albano, Velletri, Ariccia e Lanuvio. Le bande presenti sul territorio – spiega il rapporto Codici – sono tutte legate a esponenti della Magliana, della camorra e della famiglia nomade dei Casamonica. Grottaferrata e Albano sono i Comuni dove sono state effettuate più confische.

Nel congratularsi con le Forze dell’Ordine per le due operazioni di ieri, l’assessore provinciale Serena Visintin spiega: «Bisogna accelerare per approvare la legge, arenata in Parlamento, per sbloccare l’accesso a quelle risorse finanziarie necessarie agli enti locali per una concreta lotta all’usura. Velletri e i Castelli Romani sono il locus privilegiato di attività illecite, legate a estorsioni, racket e usura. Lo scorso anno le chiamate da Roma al numero verde antiusura sono diminuite del 14,36%, mentre sono aumentate del 30,6% quelle dei residenti nei Comuni di Marino, Lariano, Grottaferrata, Genzano, Albano, Velletri, Ariccia e Lanuvio. È qui che i clan storici hanno spostato le proprie basi poiché possono raggiungere più facilmente anche il controllo del territorio. La presenza di criminalità organizzata nella gestione dell’usura si associa, in queste zone, ad un altro fenomeno che non possiamo ignorare, ovvero la povertà delle famiglie».

Fonte notizia il Tempo

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