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La mente lucida, il tono di voce sicuro e calmo. Non un filo di emozione trapela dalle parole di Mario Morabito. Non un accenno di pentimento per aver quasi ucciso la moglie e incendiato due appartamenti mandando in ospedale quattro carabinieri. «Ho lavorato una vita - avrebbe spiegato con tutta la pacatezza dei suoi 73 anni al pm che ieri lo ha sentito per la prima volta - Sono stato un designer di un certo livello. Io ho creato il telefono Sirio. Ho comprato due case e loro (la ex moglie e i due figli) me le hanno tolte, mi hanno tolto tutto». Un interrogatorio lungo cinque ore finito quando il gip ha convalidato tutti i capi di imputazione.

Lo stalker: non mi pento di nulla

Ostia: l’uomo, ex designer di telefoni, è stato interrogato per cinque ore. “Sono stato un designer di un certo livello. Io ho creato il telefono Sirio. Ho comprato due case e loro (la ex moglie e i due figli) me le hanno tolte, mi hanno tolto tutto”.

La mente lucida, il tono di voce sicuro e calmo. Non un filo di emozione trapela dalle parole di Mario Morabito. Non un accenno di pentimento per aver quasi ucciso la moglie e incendiato due appartamenti mandando in ospedale quattro carabinieri. «Ho lavorato una vita – avrebbe spiegato con tutta la pacatezza dei suoi 73 anni al pm che ieri lo ha sentito per la prima volta – Sono stato un designer di un certo livello. Io ho creato il telefono Sirio. Ho comprato due case e loro (la ex moglie e i due figli) me le hanno tolte, mi hanno tolto tutto». Un interrogatorio lungo cinque ore finito quando il gip ha convalidato tutti i capi di imputazione. Il pensionato «schivo e introverso, tuttavia educato» – come lo descrivono i conoscenti – venerdì scorso ha bruciato la propria abitazione e quella dell’ex moglie dopo averla colpita con 18 fendenti al collo, alla schiena e alle gambe. «Le davo da mangiare tutti i giorni – ha poi aggiunto – Ho sempre portato i soldi a casa». Non gli andava giù quella separazione seppur «di fatto» a Morabito che per sbarazzarsi di ciò che era convinto i suoi familiari volessero portargli via, ha ridotto in cenere la casa di Campo Ascolano, vicino Torvaianica, e quella in via Mare di Bering dove Loredana viveva con i figli. Il fuoco lo ha appiccato in cinque punti diversi dell’appartamento con l’aiuto di qualche cerino acceso su materassi e coperte dopo aver accoltellato la moglie.

«Volevo buttarlo giù da terrazzo quel carabiniere – avrebbe detto – Aveva la faccia brutta, non mi stava simpatico». Convalidata la custodia cautelare in carcere, si prepara a rispondere alle accuse che vanno dal tentato omicidio, all’incendio doloso dei due appartamenti fino alla strage e alle lesioni e alle minacce ai carabinieri che lo hanno arrestato. Per tre giorni è rimasto sotto osservazione in un letto dello stesso ospedale e nello stesso piano dove si trova ancora ricoverata Loredana Galanti. Alla donna, che recentemente aveva denunciato al Commissariato di Ostia il 73enne per le violenze subite, è stato raccontato che l’ex si trova già in carcere. Sedata ma terrorizzata dall’uomo, sarà ascoltata dai carabinieri nelle prime ore di oggi pomeriggio. Dai tre ai cinque giorni di prognosi, per i carabinieri intervenuti nell’appartamento in fiamme per portare in salvo la donna.

Fonte notizia il Tempo

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