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Lotito : “Nessuna schedatura per i tifosi”

Claudio Lotito, presidente della Lazio dal 2004, preoccupato per la fuga dagli stadi e il calo generale degli abbonamenti? La Lazio è sotto dell´80%.
«Non mi risultano cali così drastici. Noi abbiamo 4000 abbonati e una flessione del 15% abbastanza fisiologica: ma siamo a luglio la gente guarda, vede…».

Disamore per il calcio o anche il problema della “tessera del tifoso”?
«La tessera del tifoso è stata illustrata dai media in modo errato, lo ha detto anche Maroni. Se si parla di schedatura si crea allarme e disaffezione. E invece è uno strumento di fidelizzazione del tifoso, che stringe i rapporti con la società, che gli fa vivere meglio il club e che consente tante facilitazioni, anche sconti durante le trasferte».

In ogni caso c´è aria di crisi.

«Il problema è che il calcio necessita di ammodernamenti strutturali e normativi».

E cioè?
«Tre indirizzi precisi. Nuovi stadi moderni e polifunzionali, che non siano più una terra di conquista dove sfogare le proprie frustrazioni. Impianti dove tutti, soprattutto i giovani, si trovino bene, nel segno della legalità e del rispetto. Se non partiamo dagli stadi nuovi è come mettersi il vestito nuovo con le scarpe vecchie».

Stadi e poi?
«Cambiare la legge 91, ormai preistorica, e innovare le norme. La Lega di A ha potere zero in Federcalcio. Addirittura si sono assunti provvedimenti contro la Lega – mi riferisco al caso extracomunitari – che è la locomotiva del calcio. E´ stato fatto un danno».

Terza proposta?
«Cambiare l´accordo collettivo. Un calciatore che oggi prende due milioni ha le stesse tutele di un minatore, si lamenta per la sosta di Natale e protesta se si allena con l´allenatore in seconda. Non è possibile che il sindacato calciatori conti più della Lega. I compensi devono essere a obbiettivo: se si raggiunge l´obbiettivo guadagni anche più del pattuito».

Non sarà che la qualità del calcio è troppo bassa?

«E infatti serve un ciclo virtuoso. Con queste norme non si produce reddito. Ancora si va avanti con la filosofia del patron che deve rimetterci. Anche l´Inter sta tornando indietro. A e B si sono separate, non si può andare avanti come prima: e se facessimo più utili riusciremmo poi a finanziare maggiormente anche il resto del calcio. Io dico sempre: sono imprenditore e non prenditore, manager e non magnager…».

E´ vero che ha chiesto le dimissioni di Abete?
«Assolutamente falso, io non ce l´ho con Abete dal punto di vista personale, non ho mai parlato contro di lui, né ho mai chiesto le dimissioni. Dico però che lui deve essere l´espressione della Figc che è composta da tante parti, anche la Lega di A, ovvio».

Ma un extracomunitario in più o in meno non cambia nulla.

«In quella famosa riunione della Figc che decise il blocco, io proposi che si facesse un piano generale per il rilancio del calcio e poi, se proprio si voleva la norma sugli extracomunitari, si poteva programmare per gennaio».

Perché i club imbottiscono il campionato di stranieri di scarso valore?
«I miei non sono affatto di scarso valore. A me Kolarov costò 700 mila euro e l´ho rivenduto per molto di più (18 milioni ndr). In ogni caso con gli stranieri c´è più flessibilità, più facilità di trattativa, gli italiani si tutelano dietro un sistema troppo rigido”.

Quanto investe nel settore giovanile della Lazio?
«Molto, la cifra è a bilancio. Si rinfaccia alla Lazio la rosa extralarge, ma tanti vengono proprio dal settore giovanile. La Lazio applica già il fair play finanziario che partirà dal 2012. Noi siamo puntuali in tutti gli adempimenti, puntualissimi». 

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