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Occupate 6 scuole. La Polizia identifica alcuni studenti

Dopo una settimana di iniziative, cortei e l’occupazione del liceo Enriques la protesta non si placa. Occupazioni e assembleee all’Itis Faraday, all’Itis Toscanelli, al classico Anco Marzio e allo scientifico Labriola.

Gli studenti di Ostia e del XIII Municipio si prendono le scuole. Dopo una settimana di mobilitazione, le scuole già in stato di agitazione permanente in risposta al Ddl Aprea, hanno deciso di occupare i licei Anco Marzio, Labriola e gli istituti tecnici Toscanelli, Faraday e Carlo Urbani. Sono sei le scuole occupate ad Ostia, sommando l’ Enriques che è al settimo giorno. Il liceo classico-psicopedagogico Anco Marzio in assemblea ha deciso di preparare corsi autogestiti inerenti ai programmi seguiti durante l’anno scolastico per non lasciare inattivo l’istituto. Previste nuove agitazioni al Pasolini.

Viale dei Promontori, dove si affacciano la maggior parte delle scuole occupate, è diventato un punto di ritrovo per i ragazzi e le ragazze del tredicesimo municipio. Quella che qualcuno ha già ribattezzato “gioventù lidense”, non solo difende la scuola pubblica, ma sperimenta nuove forme di socialità a partire dal proprio luogo di formazione. Non si torna a casa, dove le misure di austerity colpiscono le famiglie, ma si preferisce esprimere il proprio dissenso dormendo tra i banchi di scuola. In gioco è il presente di una generazione.
Momenti di tensione quando due volanti della Polizia hanno identificato alcuni studenti dell’Enriques e dell’Anco Marzio. La situazione è poi tornata alla calma e gli studenti hanno continuato in forma auto organizzata a mantenere ordine dentro le proprie scuole. In questo viale di Ostia sono loro ad autogestire la propria incolumità.
 Da parte delle famiglie e di associazioni, come la Ciurma, dilaga un grido di protesta contro l’occupazione delle scuole: “Sono molte le famiglie preoccupatissime per le occupazioni di stabili pubblici messe in atto dai ragazzi. Ci giungono alcune lettere e ne riportiamo frammenti che vanno a sintetizzarle. Alcuni riferiscono che al momento dell’occupazione di un Istituto i cancelli siano stati addirittura chiusi con i lucchetti con gli alunni ancora dentro e per il panico alcuni di essi si siano addirittura calati dalle finestre del pian terreno”, spiega in un comunicato l’associazione la Ciurma.
Ecco la lettera di una mamma: “Capisco che gli studenti debbano dire la loro sulla scuola ma impedire il regolare svolgimento delle lezioni non credo sia il mezzo efficace per raggiungere il risultato. Purtroppo non si rendono conto che il tempo passa inesorabilmente e che quando torneranno in classe il programma dovrà essere svolto tutto e comunque. Credo che noi genitori dobbiamo appoggiare i nostri figli se lo riteniamo giusto ma dobbiamo fargli capire che facendo la protesta con tali modalità ci rimettono solo loro. Potrebbero limitare le occupazioni alle ore pomeridiane e durante la mattinata svolgere regolarmente le lezioni”.
A rispondere alle critiche i ragazzi del liceo Enriques: “E’ incredibile come l’associazione Apei, invece di interrogarsi sulle motivazioni degli studenti e delle studentesse, passi il tempo nel gettare fango sulle mobilitazioni. Immaginiamo siano d’accordo con i tagli alla scuola, visto che Stefano Di Tomassi ha speso parole per parlare di un luogo dove non si è neanche presentato, piuttosto che prendere una posizione politica sulle misure di austerity del governo Monti. E’ superficiale e violento l’atteggiamento di chi scrive sentenze senza conoscere i fatti. Un bel insegnamento non degno di un pedagogista”.
Fonte notizia Lorenzo Nicolini di Romatoday

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