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Troppa gente, i canali non reggono più

Il direttore del Consorzio di bonifica: «Costruiti 30 anni fa, oggi sono insufficienti».

Dall’ Infernetto a Casal Palocco, da Stagni di Ostia a Casal Bernocchi. Senza dimenticare l’ abitato di Ostia. Una volta era il territorio della Bonifica, la ciclopica impresa dei romagnoli che un secolo fa prosciugarono le paludi, permettendo lo sviluppo della Capitale verso il mare. Ma 24 ore dopo la valanga d’ acqua che ha sommerso Roma, il litorale sembra un posto spazzato da uno tsunami. O colpito da un terremoto. Almeno 500 sono le famiglie, secondo una prima stima fornita dai vigili urbani del XIII municipio, che hanno subito «danni gravi» da calcolare in una scala che va da chi non sa dove dormire perché ha casa impraticabile, anche per questioni igieniche, a chi deve «soltanto» buttar via vestiti, libri, televisori, auto e moto seppelliti nel fango. Ovunque le stesse scene: cumuli di mobili accatastati per strada e da gettare nelle discariche; gente che spala montagne di detriti dai piani sotterranei; ruspe al lavoro per rendere agibili le strade; pompe che succhiano tonnellate d’ acqua da giardini e garage allagati. E poi tanta rabbia e lacrime. Come quelle piante da familiari e amici di Sarang, il cuoco cingalese di 32 anni morto all’ Infernetto, che prima di affogare nella melma è riuscito a mettere in salvo la moglie e la figlioletta di pochi mesi, nata a Roma e con un bel nome italiano: Chiara. Ieri mattina al civico 323 di viale di Castel Porziano, l’ ingresso del condominio dove viveva l’ immigrato asiatico, in tanti erano all’ opera per ripulire le case. All’ ingresso dello scantinato abitato da Sarang – sessanta metri quadrati divisi con altre cinque persone: mamma, moglie, figlia, sorella e cognato – la Guardia di finanza di Ostia ha sistemato i sigilli giudiziari. È ancora da chiarire se quel bugigattolo inondato da un vicino canale di bonifica avesse l’ abitabilità. Una situazione che riguarda tutto l’ Infernetto, dove sono a migliaia gli stranieri, filippini, africani e slavi, che vivono in appartamenti ricavati senza permesso da scantinati e piani sotterranei. Ma anche dove, almeno sulla carta, le norme urbanistiche sono state rispettate, l’ alluvione è stata disastrosa. Basta spostarsi a Fosso del Fontanile, valle incuneata tra Casal Bernocchi, Vitinia e i binari della Roma-Lido. Qui la devastazione esplosa sotto pioggia, grandine e fulmini di giovedì mattina ha due precedenti recenti, quelli del 17 ottobre e del 13 novembre 2008, oltre a svariati altri che risalgono al 2004 e alla fine degli anni Novanta. Il motivo dell’ alluvione è sempre lo stesso: un acquazzone più forte del solito fa straripare il canale che inonda le case vicine, sorte in parte abusivamente – e poi condonate – negli anni Settanta e altre costruite a norma di Piano regolatore non più tardi del 2007. Chi da queste parti ha comperato una villetta non sapeva di questi precedenti, «altrimenti non avrei mai scelto questo luogo», racconta piangendo Paolo Crobedu, mentre butta via libri e stampe antiche trasformate in poltiglia. L’ acquisto di quella villetta, pagata 330 mila euro, sarà estinto con un mutuo a 15 anni. «Lavoro per pagarlo – sospira l’ uomo guardando moglie e figlio con stivali di gomma e badile in mano – e adesso mi chiedo come abbiano fatto a rilasciare una licenza urbanistica in un posto che diventa una palude dopo un acquazzone». Parole ripetute dai vicini di via Scartazzini. «Abbiamo acquistato villette da 130 metri quadri, ma almeno 100 – ammettono con rabbia rivolta ai costruttori – sono sotterranei, accatastati come garage e lavatoi». Mentre adesso sono inabitabili, seppelliti dal fango. Il punto è che «il sistema idraulico del XIII municipio oggi non è in grado di sostenere eventi eccezionali come questo nubifragio, ma anche in condizioni normali, è sempre al limite». La durissima denuncia viene da Dario Matturro, il direttore del Consorzio di bonifica Tevere e Agro romano che snocciola fatti e cifre eloquenti: «La situazione è costantemente a rischio e per migliorarla occorrerebbe ricalibrare tutti i canali del litorale, costruiti per un’ utenza di 30 mila abitanti quando oggi la popolazione è di 250 mila persone». Il tecnico sembra sconfortato: «Nonostante le mancanze, si continuano a pianificare nuove edificazioni». Non lo dice, ma è chiaro: attenzione alla prossima pioggia. Alessandro Fulloni RIPRODUZIONE RISERVATA **** 500 Le immagini dei danni dell’ alluvione su http://roma.corriere.it/ **** 30.000 Gli abitanti stimati come utenti dei canali costruiti negli anni ‘ 70-‘ 80 che portano al litorale **** 250.000 Gli abitanti attuali del XIII Municipio che vivono nella zona della Bonifica protetta dai canali **** 3 Le alluvioni che hanno interessato la zona tra Casal Bernocchi e Vitinia dal 2008.

Fonte notizia Corriere della Sera

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