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Villa Borghese, la discarica del Verano

Nato nel 1859, morto nel 1898: la lapide di Virginio Scolari è spezzata in due parti e accatastata in un angolo improvvisato discarica nel Verano. In spregio a qualsiasi memoria o ricordo di chi ora non c’è più, giace insieme a oltre cento marmi di altrettanti defunti che risalgono a più di un secolo fa. Tra i loculi adornati di fiori, si apre uno slargo che è la pattumiera del cimitero monumentale. È qui che continua il nostro viaggio nel degrado dopo che ieri degli operai a villa Borghese parlavano di una discarica nel Verano dove buttare i rifiuti.

E intanto per l’incuria nello storico parco infuriano le polemiche.
Sul caso del secondo polmone verde della città che sta morendo tra platani avvelenati che sono diventati una discarica, il verde dell’erba che lentamente scompare per diventare stoppa e il placet per manifestazioni che violano i numerosi vincoli ai quali è legata la villa, interviene il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro. “Villa Borghese si sta trasformando in una discarica a cielo aperto – commenta allarmato Giro – Il degrado della villa è crescente e scandaloso. Uno scempio che di certo non accade nelle altre capitali del mondo. È inaccettabile”. E mentre il Campidoglio vuole chiarezza su dove realmente finisco i rifiuti di villa Borghese, il sottosegretario lancia un monito proprio all’amministrazione capitolina: “Chi ha il potere per combattere questo degrado deve reagire. Qui non si tratta di valorizzare un patrimonio, ma solo di togliere l’immondizia. È il degrado urbano il vero male oscuro che dobbiamo fronteggiare”.

E intanto quando si tagliano le fronde degli alberi? I camioncini le buttano in un’area discarica al Verano. Si mozzano fusti secolari? Le ditte di manutenzione del verde vanno a gettarli in quello spazio brullo e abbandonato a due passi dalla tomba di Alberto Moravia, tanto per citare uno dei nomi noti della letteratura italiana. E chissà poi se tra quelle lapidi dell’Ottocento non c’è anche qualche personaggio del Risorgimento italiano. E ancora. I secchi dell’immondizia si rompono? Nulla di meglio che lasciarli ammucchiati in quest’area tra erbe infestati e nugoli di mosche.

Poi se si guasta uno dei macchinari dell’Ama, si abbandona nell’attesa di portarlo a riparare o, in ultima spiaggia, allo sfascio in questo slargo incastonato tra i ceri accesi e il via vai di chi porta una preghiera al parente ormai scomparso. Non serve uno sguardo troppo attento per scovare travi di legno e calcinacci. Le lapidi sono state liquidate senza nessuna protezione in un angolo: sfregiate, spezzate, rotte. Sono ormai avvolte dalle erbacce che stanno crescendo attorno ai marmi che un tempo coprivano le tombe. I camioncini escono vuoti ed entrano invece carichi di rami degli alberi e di tronchi tagliati. Scaricano tutto. E via pronti per un altro giro. Sembrerebbe proprio questa l’area di cui ieri parlavano gli operai di villa Borghese, quando non sapevano dove andare a gettare i rifiuti di un’area giochi appena smontata a due passi da piazza di Siena. Si scovano travi di legno, ma anche i segni come impronte sul terreno di una ruspa che forse qualcosa di ingombrante ha già portato via.

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