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Calcio sostenibile

Vulpis e il calcio “economico”

La redazione ha intervistato in esclusiva, MARCEL VULPIS, giornalista,scrittore, direttore dell’agenzia stampa Sporteconomy.it e della web-tv Sporteconomy.tv, con il quale abbiamo affrontato alcuni temi “caldi” del calcio legati soprattutto all’aspetto economico.

Per quali motivi un imprenditore che per definizione investe per ottenere utili, dorebbe entrare nel mondo del calcio ed in particolare in quello italiano i n  grave crisi sia tecnica che economica?

In Italia al momento non c’è alcun motivo per entrarvi. Il ritorno dell’investimento (come invece in Premier league) non è assolutamente certo e soprattutto non è possibile prevedere l’orizzonte temporale del break-even. Questo crea una selezione delle potenziali opportunità e l’unica considerazione utilitaristica può essere in ambito politico. Ma è chiaro che quest’ultima opzione non porta in Italia imprenditori di medio-lungo periodo, capaci di costruire e investire, ma solo “affaristi.

Tessera del tifoso. E’ un modo, come sostengono molti gruppi di tifosi organizzati, di privazione della libertà personale e di allontamento dagli stadi, o invece è uno strumento per renderli più sicuri come affermano i presidenti della società e il Ministro dell’Interno?

Personalmente sono molto contrario, ma è una posizione esclusivamente soggettiva e ci tengo a sottolineare questo concetto. A me non piace neppure il codice fiscale, figuriamoci se mi può piacere una tessera che traccia anche la posizione geografica di un soggetto. Detto questo l’unico aspetto positivo è quello degli sconti e dei servizi, ma potevano essere erogati anche senza la tessera del tifoso, attraverso politiche di marketing dei club. Ulteriore punto di debolezza è la schedatura del tifoso-abbonato per le partite interne. Quante volte deve essere schedato un abbonato? Due volte? Mi sembrano un po’ troppe oltre che inutili.
I primi dati di adesione a questa tessera confermano tra l’altro che quest’anno gli stadi saranno pressochè vuoti. Se è questo quello che vuole il sistema…evidentemente sarà così. Io comunque non la faccio e lo sottolineo con forza.

In parlamento è stato presentato un disegno di legge che permette, tra l’altro, la possibilità di costruire nuovi stadi superando anche vincoli imposti dalle norme regionali, è secondo te un modo per “finanziare indirettamente” i grandi costruttori che guarda caso sono soci e/o presidenti di società calcistiche?

Potrebbe essere, ma la problematica è soprattutto sulla cubatura dello spazio adibito alla costruzione dell’impianto. Se per esempio la cubatura non supera i 200 ettari è un progetto “vero” e sostenibile, finalizzato solo allo stadio e a poche strutture commerciali/alberghiere di sostegno. Se invece come è successo viene presentato un progetto da 6 mila ettari mi sembra palese che siamo di fronte alla volontà di costruire un quartiere accanto a uno stadio, dove lo stadio è un semplice “di cui”.

Fonte notizia Teleromaweb

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