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Anffas Ostia: “Resistiamo nonostante Equitalia e Inps”

La sentenza, oltre a confermare l’assoluta correttezza di Anffas Ostia Onlus, pone inquietanti interrogativi sul comportamento di quei funzionari pubblici.

Comunicato Stampa inviato da Anffas Ostia Onlus

Il Tribunale di Roma in funzione di giudice del lavoro, in composizione monocratica ha condannato l’Inps al pagamento di tutte le spese processuali e annullato l’iscrizione a ruolo di una cartella da 321mila euro recapitata ad Anffas Ostia Onlus lo scorso 24 marzo del 2011 tramite Equitalia per supposti contributi non pagati, definendo il comportamento dell’INPS “così illogico e fuorviante che all’opponente è stato rilasciato il DURC (documento unico di regolarità contributiva, ndr), per periodi successivi di tempo, con l’attestazione piena e incondizionata della regolarità del versamento dei contributi”.

La sentenza, oltre a confermare l’assoluta correttezza di Anffas Ostia Onlus, pone inquietanti interrogativi sul comportamento di quei funzionari pubblici che hanno infangato ingiustamente Anffas Ostia, rischiando di far “saltare” la migliore organizzazione lavorativa del litorale romano, causando danni a decine di lavoratori i quali non hanno ricevuto per due anni assegni e varie indennità e lasciando che Equitalia si muovesse inviando una cartella insensata.
LA SENTENZA – Il Tribunale di Roma ha riconosciuto ad Anffas Ostia una possibilità prevista per legge: cedere i crediti vantati dalla Asl Roma D per il saldo degli oneri contributivi Inps. La sentenza sottolinea come questi oneri siano stati “oggetto di cessione crediti regolarmente riconosciuta dalla Asl”, come previsto dalla legge n.426 del dicembre 1991 (articolo 3) la quale prevede che “istituzioni ed enti non aventi fini di lucro, che erogano prestazioni di natura sanitaria direttamente o convenzionalmente sovvenzionate dallo Stato, dalle Regioni o dalle unità sanitarie locali” possano cedere i crediti vantati come “misura generalizzata di pagamenti dei contributi dovuti”.
Il giudice ha inoltre osservato come i “fatti costitutivi dei diritti azionati, indicati nella memoria di costituzione e poi circoscritti” siano stati “dedotti e allegati in modo assolutamente insufficiente” e non si comprenda “assolutamente quali siano i fatti storici generatori del diritto di credito di cui all’inscrizione a ruolo”. Per il Tribunale l’Inps non ha “fornito indicazioni sufficiente delle ragioni sostenute” scrivendo inoltre: “L’opponente (Anffas Ostia, ndr) ha provato di essersi attivato tempestivamente per la rituale comunicazione all’Inps della cessione del credito verso la Asl, mentre l’istituto non risulta nemmeno aver inviato all’ente morale una comunicazione di mancato, ipotetico, riconoscimento tempestivo del credito da parte del debitore ceduto con la precisazione del relativo oggetto e col conseguente avvertimento sulla necessità di regolarizzazione della posizione specifica non estinta”, giudicando così il comportamento dell’Inps “illogico e fuorviante”.
Per queste ragioni il Tribunale di Roma ha dichiarato “cessata la materia del contendere per le iscrizioni a ruolo relative a maggio 2006, gennaio, maggio, giugno, agosto e settembre 2007, luglio 2008, febbraio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre e dicembre 2009, febbraio, marzo, aprile, maggio e giugno 2010, e per l’effetto revoca l’iscrizione a ruolo correlata”, condannando l’Inps “alla rifusione delle spese di lite, liquidate in complessivi 6585,75 euro oltre Iva e Cpa, da distrarsi”.
LE REAZIONI – “Se non fosse che l’ostinata abnegazione con la quale prima l’Inps e poi l’Inail si  sono occupate di noi, sia finita continuamente in un buco nell’acqua, ci sarebbe da interrogarsi – ha affermato il direttore generale di Anffas Ostia Onlus, Stefano Galloni -. Un’associazione trasparente e cristallina come Anffas Ostia, che in questi anni ha lavorato duramente per superare indenne i tagli e i ritardi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, non dismettendo nemmeno un solo utente ma al contrario ampliando e migliorando i servizi esistenti senza lasciare a casa un solo dipendente e sgarrare nei pagamenti, ha ricevuto negli ultimi anni 21 controlli e un pressing forsennato di enti statali come Inail e Inps che hanno pensato bene di chiederci 321mila euro e poi cederli a Equitalia. Nemmeno fossimo una florida azienda privata che produce utili su utili. Noi quei pochi che riusciamo a mantenere con le unghie li rinvestiamo. E poi il ballo dei Durc negativi, gli estratti contributivi dei collaboratori a progetto negativi, retrodatati al 2007. Cose da far tremare i polsi. Non vogliamo medagliette, ci chiediamo solo perché tutto questo interesse nei nostri confronti. Perché questo interesse a rovinarci e farci chiudere? Non chiediamo la luna, ma solo un trattamento giusto ed equo, da subito. Ci occupiamo di persone e famiglie che stanno male, siamo una associazione”.
Fonte notizia Romatoday

 

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