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“Noi, disabili, impariamo a fare le acconciatrici perché vogliamo lavorare. Ed è il nostro sogno”








Ogni lunedì alle 14 in punto Chiara si presenta al salone di bellezza ‘Ricci e Capricci’ di Fiumicino e comincia a seguire con attenzione le istruzioni ricevute. Poi si mette all’opera: lava, asciuga, prepara la tinta e accoglie le clienti. Impara, insomma, il mestiere dell’acconciatrice. Chiara ha 20 anni è una ragazza con sindrome di Down e da grande sogna di lavorare in un negozio tutto suo. Insieme ad altre tre amiche, Jessica, Katia e Chiara, anche loro con disabilità intellettiva, hanno seguito un corso tutto speciale per diventare professioniste. “Chi ha detto che noi non possiamo lavorare?”, sorride.

Tutto è nato da un’idea dell’Associazione Anffas Onlus di Ostia in collaborazione con Rachele Penza, titolare dell’esercizio commerciale di Fiumicino, in provincia di Roma. Il corso di formazione professionale per acconciatrici è durato sei mesi, è partito a febbraio e si è svolto una volta a settimana, il lunedì, dalle 14 alle 17: Rachele così si è occupata di insegnare alle ragazze tutto ciò che comprende il mestiere di acconciatrici. Con l’aiuto e l’assistenza di due professioniste dell’Anffas. “L’obiettivo – spiega la dottoressa Patrizia Trivellato, assistente sociale di Anffas Ostia e coordinatrice dei progetti di inserimento lavorativo – era fare in modo che le ragazze alla fine del corso avessero le capacità per essere inserite nel mondo del lavoro nel più breve tempo possibile”.

Chiara e le sue giovani “colleghe” hanno così imparato a fare una tinta, i colpi di sole, lavare capelli, pettinarli, acconciarli, fare la piega con il phon. “Questo momento – continua Trivellato – per le ragazze è il risultato di un lungo percorso svolto qui all’Anffas di Ostia”. Le ragazze infatti erano seguite dall’associazione romana fin da bambine, da quando avevano tutte più o meno 5 anni. Oggi hanno dai 20 ai 25 anni.

Così le ragazze sono entrate in sintonia con se stesse e hanno capito che la loro diversità non è invalidante

Alle spalle un lungo percorso di autonomie personali, di lavoro sulla coordinazione, il rispetto delle regole. A questo si sono aggiunte le lezioni, prima teoriche, poi pratiche, svolte prima in un ambiente protetto e strutturato e oggi, finalmente, in un ambiente naturale, “con tutti gli imprevisti di un lavoro vero”.

È diventato fondamentale, così, confrontarsi con le regole, gli orari, le esigenze del cliente e interagire nella giusta maniera: capire insomma che c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, ogni giorno. “Tutto questo è servito anche alle ragazze per entrare in sintonia con se stesse e capire che la propria diversità non è invalidante – continua la responsabile del progetto – e che sono, al contrario, assolutamente abili al lavoro. Questo ha aumentato la loro autostima: possono toccare immediatamente con mano i risultati dei propri sforzi ed essere integrate nella società”.

Integrazione non sempre facile. Il fatto è che in Italia esiste una legge che tutela il diritto al lavoro delle persone con disabilità intellettiva. “Purtroppo però molte aziende preferiscono rischiare una multa piuttosto che inserirle”, commenta il direttore generale di Anffas Ostia Stefano Galloni.

Sono davvero felice. Non pensavo di essere in grado di fare questo lavoro. E invece sono appagata

Le attività, intanto, vanno avanti. Con buoni risultati. “Cosa mi ha spinto a fare questo corso? Sicuramente la consapevolezza che la disabilità possa con il lavoro e l’impegno non essere un limite – racconta la proprietaria del salone, Rachele Penza –. Le ragazze hanno imparato tantissimo, sono brave, hanno una buonissima manualità. Possono, con il tempo e l’impegno, diventare delle ottime aiutanti e acconciatrici. Credo molto nell’integrazione e nell’abbattimento di qualsiasi barriera, soprattutto culturale”. “Sono davvero felice. Non pensavo di essere in grado di svolgere questa attività lavorativa. Invece mi diverto e mi sento appagata”, sorride Katia. “Questo mestiere mi piace tantissimo. Sogno di lavorare come acconciatrice”, risponde invece Chiara.

“Gli ottimi risultati raggiunti – conclude Galloni – dimostrano con chiarezza che il lavoro quotidiano funziona. Attraverso opportunità e percorsi formativi professionali e qualificati, i ragazzi riescono ad esprimere potenzialità ed abilità, anche in misura maggiore rispetto alle aspettative iniziali, sentendosi competenti e capaci e acquisendo fiducia. Il loro entusiasmo e il loro impegno, insieme ad una migliore e maggiore capacità di autorappresentarsi, come professionisti ci rende orgogliosi e sempre più convinti di avere intrapreso il percorso giusto”. A luglio il corso è finito e le ragazze sono diventate acconciatrici a tutti gli effetti. “Ok, con le forbici stiamo attente – sorride Katia – Ma credo di essere portata per lavorare in questo campo. O almeno ci spero”.

L’articolo “Noi, disabili, impariamo a fare le acconciatrici perché vogliamo lavorare. Ed è il nostro sogno” proviene da Il Fatto Quotidiano.


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