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Ostia : Casamonica, il Comune di Roma non paga la struttura che ha protetto l’ex moglie del boss: è testimone chiave conto il clan


Il Comune di Roma e il Municipio di Ostia non vogliono pagare la cooperativa siciliana che per 11 mesi ha protetto Debora Cerreoni e i suoi due figli dalle possibili ritorsioni del ceppo più pericoloso e violento del clan Casamonica. La notizia emerge a margine del libro di Nello Trocchia “Casamonica-Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma” (Utet, 2019).  La donna, moglie di Massimiliano Casamonica, primogenito del boss Giuseppe detto “Bitalo”, è la supertestimone del maxi-processo che si svolgerà a breve ai danni dello stesso ramo della famiglia sinti da cui è scappata nel 2014, fuggita dalle grinfie del marito gelosissimo e, in particolare, dalle violenze delle sorelle di Massimiliano, Liliana – conosciuta come “Stefania” – e Antonietta, che mal sopportavano lo “stile di vita” della cognata “gaggia”. Cerreoni, a sua volta figlia di un esponente di spicco della Banda della Magliana, è stata colei che con le sue testimonianze ha permesso agli inquirenti di ricostruire gli affari principali dei Casamonica di Porta Furba, informazioni su cui di fatto è stata costruita l’operazione ‘Gramigna’, andata in porto nel luglio 2018.

Il contenzioso tra coop e Municipio
Debora, formalmente residente in una villa all’Infernetto, porta via i suoi tre figli dalle grinfie dei Casamonica nel 2014. Dopo aver effettuato le prime denunce ai carabinieri, il 6 ottobre 2014 l’autorità giudiziaria dispone l’affidamento dei quattro alla struttura “Centro Accoglienza per Donne che non vogliono più subire violenza” di Villa Pamphili. In questo momento, Cerreoni non è ancora una testimone di giustizia ma semplicemente una donna che fugge da violenze in famiglia. Come tale, ha diritto all’assistenza dei servizi sociali del proprio municipio di residenza. Ben presto, tuttavia, ci si rende conto che restando a Roma la donna rischia la vita. Così, il 20 gennaio 2015, la questura della Capitale e il Tribunale dei Minori, su proposta del centro di Villa Pamphili, dispongono il trasferimento di mamma e figli presso una struttura di Caltanissetta, gestita dalla Coop Etnos. Qui Debora e i suoi bimbi rimangono fino al 5 novembre 2015, quando entrano ufficialmente nel programma protezione testimoni del ministero dell’Interno. Per ragioni di sicurezza, tuttavia, né la Questura né i centri d’accoglienza hanno mai comunicato al Municipio X lo spostamento in Sicilia. “Mafia Capitale era scoppiata da appena un mese – racconta Fabio Ruvolo, presidente della Etnos, a IlFattoQuotidiano.it – e ci venne detto che il municipio di Ostia poteva essere infiltrato dalla criminalità. Non si ritenne opportuno comunicare nulla”.

Cerreoni? “Persone sconosciute”
Terminato il periodo di accoglienza, Etnos presenta il conto: 37.448,48 euro per “ospitalità di quattro persone (madre e tre figli minori) in struttura protetta”, che indirizza alla Direzione Socio Educativa dell’ultimo Municipio di residenza di Cerreoni, quello di Ostia. E qui sorgono i problemi burocratici. Perché per le dirigenti Cinzia Esposito e Gabriella Saracino, Debora e i suoi figli sono “persone sconosciute” e il loro inserimento nella struttura ad indirizzo segreto “è avvenuto in modo del tutto indipendente da Roma Capitale” la quale “si trova nell’impossibilità di verificare se le prestazioni siano state effettivamente rese e se i relativi oneri non siano già stati altrimenti corrisposti da altra pubblica amministrazione”. Dunque, come si legge in una missiva del 17 novembre 2017, “stando così le cose Roma Capitale non ritiene, allo stato, di essere in alcun modo tenuta a corrispondere la somma reclamata Etnos”. Il contenzioso civile che ne è nato ha visto scendere in campo anche l’Avvocatura Capitolina. In una memoria del 17 dicembre 2018, l’avvocato Paolo Richter Mapelli Mozzi scrive che “il contenuto del verbale in esame (quello della Questura che ordina il trasferimento dei quattro, ndr) nulla dimostra circa l’inserimento e l’ospitalità delle persone de quibus nella struttura protetta gestita dalla società cooperativa Etnos”. Contattato da IlFattoQuotidiano.it, dall’entourage della presidente del Municipio X, Giuliana Di Pillo – eletta il 20 novembre 2017 – affermano di non conoscere la vicenda e si riservano di effettuare approfondimenti “nei prossimi giorni”.

Debora e il racconto delle violenze nel libro di Trocchia
Ma insomma, chi deve pagare? “Il pagamento spetta all’ultimo comune di residenza prima dell’affidamento in una casa famiglia – spiega Fabio Ruvolo, presidente della cooperativa Etnos – Siamo fieri del lavoro svolto perché è andato a buon fine, ma anche dispiaciuti perché non è giusto dover ricorrere al giudice civile per avere quanto ci spetta”. Nel libro “Casamonica” di Nello Trocchia – presentato anche in Campidoglio alla presenza della sindaca Virginia Raggi – è ben raccontata la storia di Debora Cerreoni. “Questo caso – afferma il giornalista campano – evidenzia una disattenzione su un tema delicatissimo come la protezione dei testimoni considerando che Debora Cerreoni è teste chiave nel procedimento penale contro diversi esponenti dei Casamonica. Una donna picchiata dal compagno Massimiliano, ma anche dalla sorella Liliana Casamonica, detta Stefania che, come mi racconta il pentito Massimiliano Fazzari, picchia con violenza inaudita come un maschio. Liliana Casamonica è stata a capo del clan Casamonica, il ceppo di vicolo di Porta Furba, quando Giuseppe Casamonica, il fratello, in passato, era stato in carcere”.

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