Riconoscere un balbuziente prima che balbetti: la balbuzie infantile

La balbuzie, un fenomeno attuale che affonda le sue radici e testimonianze fin dall’antichità, coinvolgendo filosofi, scienziati, padri della medicina e persino oratori, conducendoli a interrogarsi sulle ragioni, le cause e le derivazioni di un simile disturbo.

 

L’età d’insorgenza e sintomatologia

 

La balbuzie è un disturbo del linguaggio complesso e variabile che raramente sorge in età adulta.

I dati rivelano infatti che ne sono prevalentemente coinvolti i bambini, specie di sesso maschile, con la specifica che ciò avvenga dai 2 ai 7 anni, evidenziando persino una percentuale del 65% per gli infanti di 3 anni e del 85% per quelli di 3 anni e mezzo. Dati importanti che ci fanno comprendere di non trascurare l’eventuale presenza di alcuni importanti campanelli d’allarme preannuncianti il problema, in modo da garantirne una più rapida e facile risoluzione, evitando che la difficoltà comunicativa si radichi nella capacità espressiva del bambino. Alcuni tra questi, utili a intuirne una probabile e successiva manifestazione sono:

  • Disfluenza e ripetizioni di alcuni fonemi, oltre che l’inserimento di interiezioni nel momento della comunicazione.
  • Circonlocuzioni, ovvero quando il bambino evita la pronuncia di una parola che gli risulta difficile, per sostituirla con un’altra per lui più semplice e accessibile
  • Tensioni fisiche, come l’irrigidimento della mascella, la serrata chiusura dei pugni e tic facciali.
  • Atteggiamento negativo, con conseguente rifiuto a esprimersi e leggibile frustrazione.

 

Capire la balbuzie e a chi rivolgersi

 

Seppur già si sia fatto accenno alla mancanza di reali certezze del disturbo, si è compreso però che l’origine della  balbuzie nei bambini sia multifattoriale, coinvolgendo quindi fattori: fisiologici, linguistici, ambientali e psico-emotivi.

Si ritiene inoltre che la balbuzie non possa essere la conseguenza di un’eccessiva emotività dell’infante, ma piuttosto che sia poi la presenza del medesimo problema a far insorgere reazioni emotive significative. Non è dunque l’ansia a far nascere il problema, ma è piuttosto il sorgere del problema a condurre l’ansia stessa, venendone poi egli stesso aggravato, specie perché la consapevolezza di avere una carenza e un difetto nella propria comunicazione origina disagio e quindi un blocco maggiore.

È importante però sapere che questa “limitazione” (che può essere superata) permane circoscritta alla difficoltà di comunicare fluidamente; i bambini che ne sono soggetti, infatti, non dimostrano minori capacità intellettive rispetto agli altri. Ciò nonostante per una maggiore serenità e tranquillità relazionale è molto importante trattarlo in maniera tempestiva e con la giusta attenzione.

È fondamentale che il bambino, sebbene affiancato a casa dagli stessi genitori, sia seguito da uno specialista del settore che sarà in grado di operare al meglio, attraverso metodologie appropriate. Alcuni percorsi realizzano conferenze gratuite al fine di offrire informazioni approfondite sulla balbuzie e su come sia possibile superarla.

A seconda della metodologia seguita, è possibile scegliere tra colloqui individuali o un corso intensivo in cui si agisce contemporaneamente sia sull’aspetto meccanico di riabilitazione del linguaggio che su quello emotivo di superamento del timore di esprimersi e di gestione dell’ansia; se il bimbo ha meno di sei anni, inoltre, il percorso può essere indiretto per lui e indirizzato ai genitori, ai quali vengono insegnati strumenti che – seguiti da Psicologi e Psicoterapeuti- utilizzeranno sottoforma di gioco per aiutare il bimbo a superare la disfluenza senza che si senta costantemente corretto. A tal proposito, uno dei trattamenti della balbuzie più innovativi è il metodo Psicodizione ideato dalla Dottoressa Chiara Comastri, Psicologa ed ex balbuziente.

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