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‘Diritto al lavoro’: focus all’Anco Marzio

Al liceo si è tenuta un’assemblea studentesca sulla questione Mirafiori.

Quello che è stato chiamato “turbocapitalismo” è intrinsecamente fragile perché sacrifica la qualità del lavoro, e quindi del prodotto: negli ultimi vent’anni il capitalismo si è fatto guidare dalla mentalità dell’alta finanza, che chiede profitti immediati e non ha una visione di lungo raggio della produttività. “E questo è stato il suo errore” emerge dall’analisi preliminare degli studenti, molto sensibili, in hoc tempore di mancanza di punti di riferimento ed incertezza, al tema del diritto al lavoro.
“Con queste premesse – affermano i rappresentanti d’Istituto dell’Anco Marzio – abbiamo coinvolto nella nostra assemblea studentesca di gennaio dei sindacalisti della FIOM per confrontarci con loro su ciò che sta accadendo nel mondo del lavoro, in particolare riguardo al caso Fiat-Mirafiori”.
Il sindacalista FIOM Claudio Amato, dopo l’introduzione assembleare degli studenti, ha fornito numerose informazioni ai presenti, focalizzandosi sull’impossibilità di chiamare accordo un contratto come quello di Mirafiori: “Un accordo presupporrebbe la possibilità di concertare, che è poi il dovere di un sindacalista, mentre Marchionne ha presentato un contratto su cui non si poteva discutere”. E Maurizio Quadrana, rappresentante CIGL della camera del lavoro nazionale, prima ringrazia gli studenti per l’occasione di confronto e poi rincara la dose: “ Ci sono alcuni diritti, come quello all’istruzione e al lavoro, che non sono negoziabili, su cui non vi può essere alcuna concertazione”. La discussione prosegue cercando di volgersi ad un futuro che appare quanto mai difficile per i giovani, i quali devono iniziare, consiglia Quadrana, “ ad appropriarsi del proprio destino”.
“Quello che Marchionne sta facendo con i lavoratori della FIAT è coerente con ciò che la Gelmini vuole per la scuola: una delegittimazioni delle parti sociali” dice poi Luigi Celidonio rappresentante della FLC CGIL, nel tentativo di creare un  ponte tra la questione operaia e quella studentesca.
Ci sono inoltre stati gli interventi, talvolta critici, di docenti e studenti, che si chiedono come mai, se la flessibilità appare ormai un valore imprescindibile nel mercato globale per crescere sempre di più ed essere competitivi, poi non venga valutata in termini salariali e diventi solamente un precariato che non consentante di progettare la propria vita.
Ma poi, è davvero così necessario produrre in eccesso e correre ciechi verso la crescita? Oppure si potrebbe iniziare a sfatare il mito della decrescita come un ritorno ad un passato pretecnologico mentre più coscienziosamente vuol dire l’impiego delle migliori invenzioni al servizio dell’economia e della vita quotidiana?
I dibattiti, le assemblee partecipate, come quella che si è svolta al Liceo Anco Marzio sono un utile strumento per i giovani di ripartire, riflettendo sull’intersezione tra i problemi individuali e quelli della società, fra lo stress quotidiano e la frenesia dei mercati, sull’esigenza di riformare contemporaneamente le regole dell’economia e gli stili di vita; perché forse, citando il celebre sociologo Richard Sennett, “Efesto è la persona più dignitosa che possiamo diventare”.

Fonte notizia il Faro

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