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Sant'Egidio

In preghiera per i martiri del nostro tempo

La Comunità di Sant’Egidio, in unità con la Chiesa italiana, promuove una veglia per i cristiani perseguitati nella basilica dedicata ai nuovi testimoni della fede.  Domani 23 maggio alle ore 20 a San Bartolomeo all’Isola Tiberina, nel giorno della beatificazione di monsignor Romero

ROMA – Nelle stesse ore in cui a San Salvador si celebra la beatificazione di monsignor Oscar Arnulfo Romero, la Comunità di Sant’Egidio invita tutti ad una veglia per i martiri della fede del nostro tempo. L’appuntamento è nella basilica che Giovanni Paolo II ha voluto dedicare ai testimoni della fede del XX e XXI secolo e che ne custodisce le reliquie, compreso il messale dell’arcivescovo di San Salvador, ucciso sull’altare il 24 marzo 1980 da chi aveva in odio il suo amore per i poveri.

Con questa veglia, che avrà un carattere ecumenico, è nostra intenzione fare memoria dei tanti martiri nostri contemporanei. Le sofferenze dei cristiani e delle minoranze religiose in Medio Oriente, in Africa e in Asia interpellano con urgenza la coscienza degli europei, e in particolare dei cristiani, e invitano alla preghiera e ad azioni di solidarietà che portino alla pace e alla riconciliazione. Recentemente, il primo summit intercristiano organizzato a Bari dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, ha riunito rappresentanti delle Chiese cristiane, diplomatici e responsabili politici lanciando un forte allarme contro il rischio della rottura di equilibri secolari e di una grave crisi umanitaria.

Coscienti dell’importanza di questa veglia di Pentecoste, indetta dalla Conferenza episcopale italiana, intendiamo quindi manifestare – con questo appuntamento a Roma e con quelli che Sant’Egidio ha promosso in altre città italiane – la nostra vicinanza ai cristiani perseguitati nelle diverse aree del mondo. Sentiamo la necessità di essere vicini con la preghiera ma anche rilanciando un pressante invito alla comunità internazionale per interventi non rinviabili, come quello più volte sollecitato con l’appello “Save Aleppo”, a favore di una tregua e un corridoio umanitario che salvi questa città di secolare convivenza tra le religioni, luogo di cultura e di arte, con il maggior numero di cristiani in Medio Oriente.

 

Roma, 22 maggio 2015

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